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giovedì 15 ottobre 2015

Voci all'Opera

Quando, nel 1853, Verdi mise in scena per la prima volta La Traviata, sul palco del teatro La Fenice di Venezia, in occasione del Carnevale, lo spettacolo fu un fiasco totale. A contribuire al disastro vi fu l’argomento trattato nell’opera, che traeva spunto da una vicenda realmente accaduta che aveva scosso non poco gli animi della società. Tuttavia, ciò che principalmente influì sulla pessima riuscita di quella prima teatrale fu l’interpretazione da parte di cantanti mediocri. L’opera aveva come protagonista una prostituta, Violetta, innamorata dell’affascinante e ricco Alfredo con il quale decide di convivere, per poi sacrificare la sua felicità per amore e per il buon nome della famiglia di lui. Nonostante la società veneziana non si facesse scrupoli nel contravvenire alle regole della morale del tempo, soprattutto in occasione del Carnevale, nessun cantante, tra i migliori, accettò di partecipare alla messa in scena dell’opera verdiana. Per questo, il compositore si vide costretto ad affidare le parti a interpreti dalle capacità canore scontate e prive di originalità. 
Un anno dopo, forte della sua certezza che La Traviata potesse essere e diventare una grande opera, Verdi tornò in quella stessa città, in quello stesso teatro, con la stessa opera, ma con cantanti differenti. Il risultato fu strabiliante. Ben presto, La Traviata divenne una delle opere più conosciute e interpretate in Italia e all’estero.


Sul successo della rappresentazione teatrale di un’opera, incidono vari elementi: l’orchestra, intesa come numero di strumenti e dei singoli elementi, i costumi, le scenografie, ma, più di tutto, i cantanti stessi. La motivazione è semplice: l’opera si basa sul canto. Non per niente, in relazione all’eccellenza dell’opera italiana si parla di “bel canto”. La musica accompagna, crea atmosfera e attesa, partecipa nel suscitare emozioni, ma, in definitiva è il canto a risvegliare rabbia, sgomento, gioia, tristezza e tutta la gamma di sentimenti umani. Non tanto le parole, che nella maggior parte dei casi, risultano quasi incomprensibili, ma per la voce stessa, lo strumento che sovrasta tutti gli altri, l’unico in grado di catturare e diffondere in senso pieno ciò che si cela dietro le note che formano la composizione. Si potrebbe ricorrere a mille esempi per dimostrarlo, scegliere arie operistiche in cui chiaramente, senza la voce o le voci, l’effetto non sarebbe il medesimo. Ho deciso di utilizzarne una, riportata nel video qui sopra, che rappresenta la parte finale proprio della Traviata di Verdi, un momento carico di angoscia, in cui la musica interviene a sottolineare la disgrazia solo nelle note conclusive, con un crescendo che lascia sgomenti e impotenti. Ma nei quasi cinque minuti che precedono questo epilogo musicale, è la voce di Violetta in primis, e di Alfredo e suo padre in secondo luogo, a fare da guida, da faro per il cuore in balia di onde fatte di tristezza, inquietudine, compassione e desiderio di fare qualcosa che, si sa, non è possibile fare. La voce di Violetta Valery sottolinea la gravità della situazione, su una musica dai toni gravi, e conduce ad uno spiraglio di luce con un’ultima nota di speranza e apparente felicità, che termina e si chiude nell’esatto momento in cui, vinta dalla tisi, anche la voce della protagonista si spegne per sempre. 

Analizzando da vicino le voci liriche, diventa chiaro quanto il loro ruolo sia fondamentale. Tornando all’esempio della Traviata, sempre la parte finale dell’opera può farci intendere l’importanza della voce, a dispetto della musica, dei testi e della trama stessa che a volte appare surreale. Se proviamo a riascoltare le ultime battute di una Violetta Valery morente con la testa invece che con il cuore, a partire dal minuto 4.20 del video, il nostro senso logico ci farebbe rendere conto dell’assurdità della situazione: la cortigiana è devastata dalla tisi, una malattia che colpisce i polmoni. Fino a poco prima era in preda agli spasmi e, ora, improvvisamente, riesce a condurre la voce all’estremo. Chiaramente, ciò, nella realtà, non sarebbe possibile, ma nell’Opera sì. Perché l’Opera è emozione, arriva al cuore, spesso tralasciando la ragione e qualsiasi ascoltatore troverebbe inconcepibile l’interpretazione della morte di Violetta con una voce gracchiante e scandita dagli ultimi colpi di tosse. Il Melodramma è, dunque, l’unica forma artistica in cui il reale sarebbe più scioccante del fantasioso, perché la voce riesce a cancellare il banale e rendere tutto possibile.

Un altro aspetto che ci aiuta a capire la sacralità delle voci è che senza di esse non esisterebbero i personaggi. Niente personaggi, niente trama e quindi niente opera. Per capire questo concetto è sufficiente cercare, anche in internet, un libretto operistico a caso, aprirlo nelle prime pagine e cercare la lista di personaggi. Accanto ad ognuno di essi, compare una categoria: soprano, mezzosoprano o contralto per le donne; tenore, baritono o basso per gli uomini. Per semplificare, riporto di seguito la lista degli interpreti della Traviata stessa:

Violetta Valéry: Soprano
Flora Bervoix: Mezzosoprano
Annina: Mezzosoprano
Alfredo Germont: Tenore
Giorgio Germont: Baritono
Gastone de Letorières: Tenore
Barone Douphol: Baritono
Marchese d'Obigny: Basso
Dottore Grenvil: Basso
Giuseppe, servo di Violetta: Tenore
Domestico di Flora: Basso
Commissionario: Basso

Perché l’elenco dei personaggi può essere utile a dimostrare l’importanza delle voci nell’ambito operistico? Perché un tempo, nel periodo di massimo splendore della lirica, ogni voce corrispondeva ad un personaggio. Così, ad esempio, i protagonisti erano sempre soprano o tenori, i personaggi secondari mezzosoprano o baritoni, mentre quelli che fungevano quasi da comparse erano contralti o bassi. Con il tempo, alcune voci cominciarono a indicare addirittura determinate categorie, con rare eccezioni: così, giusto per fare un esempio, donne di dubbia fama o streghe erano interpretate da mezzosoprano, come nel caso di Flora Bervoix nella Traviata. 

L’importanza di tutto ciò, della voce in generale e di ciò che rappresentava e poteva fare in un’opera, divenne tale che, nel caso dei soprano, si crearono delle sottocategorie adatte a determinati personaggi o determinate prove di canto. Cominciarono così a distinguersi tre tipi differenti di soprano:
Soprano leggero
Soprano drammatico
Soprano lirico.

Queste sottocategorie, spiegate e identificate nel video riportato in fondo all’articolo, fecero sì che vi potesse essere un più ampio utilizzo della voce potente ed estasiante dei soprano. Come detto prima, queste, di norma, sarebbero state utilizzate per parti da protagoniste. In alcuni casi, la varietà di voci appartenenti alla stessa categoria ha permesso di utilizzare i soprano per parti normalmente dedicate ai mezzosoprano. Ad esempio, secondo il libretto originale del Zauberflöte (Il flauto magico) di Wolfgang Amadeus Mozart, tutti i personaggi femminili, a parte la Terza Dama, avrebbero dovuto essere interpretati da soprano, anche la Regina della Notte, per cui si utilizza, solitamente, un soprano leggero. Lo stesso si può dire della Carmen di Bizet, in cui, secondo il libretto la protagonista dovrebbe essere una mezzosoprano. Nonostante ciò, nell’arco del tempo, venne interpretata da grandi soprano, come Maria Callas.


Il discorso delle voci liriche, tanto complesso quanto affascinante, potrebbe proseguire all’infinito, non facendo altro che seguitare a confermare la bellezza, la particolarità e il calore della voce umana.


venerdì 9 ottobre 2015

L'Opera in Festa a Brescia




Erano le 6 del mattino di sabato 19 settembre. L’aria fresca delle prime luci dell’alba scendeva dal Colle Cidneo, costringendo le numerose persone radunate nell’antico Teatro Romano a stringersi nei loro golfini. Una folla di coraggiosi, raccolti attorno ad un palco che avrebbe ospitato un concerto speciale. Era il giorno della Festa dell'Opera, a Brescia e alle 6.30 un piccolo gruppo di cantanti lirici, ospiti in città, avrebbe dato il via agli eventi e alle manifestazioni della giornata, alternandosi sul palco dell'anfiteatro e unendosi poi agli spettatori per la colazione a base di caffè e brioches. 

Ci si aspettava un numero esiguo di persone, alle prime luci dell'alba, in quel sito divenuto Patrimonio dell'Unesco già da qualche anno. La folla intervenuta a riempire il teatro a cielo aperto ha invece sorpreso tutti: giornalisti, organizzatori e cantanti stessi, che pervasi da un nuovo vigore hanno dato il meglio di sé. Il numero di persone accorse a questo evento gratuito è stato un preludio di ciò che sarebbe accaduto durante tutta la giornata, soprattutto nelle ore serali.

Gli eventi si sono susseguiti in mattinata e nel pomeriggio, emozionando soprattutto i dipendenti di due fabbriche bresciane, divenute teatri improvvisati, e i pazienti delle strutture ospedaliere. Concerti a sorpresa e totalmente improvvisati hanno lasciato a bocca aperta cittadini e turisti, come gli spettacoli tenuti sui mezzi pubblici. In Piazza Tito Speri, il cantante Omar Kamata è uscito dal negozio di un barbiere intonando "Largo al Factotum", aria tratta dal "Barbiere di Siviglia", facendo sorridere e divertire i passanti. Nel piazzale della Freccia Rossa, il coro Calliope ha interpretando il "Va Pensiero" del Nabucco, emozionando molte persone, alcune delle quali si sono unite al canto. Ben seguita è stata l'Opera Jukebox, una manifestazione in cui era possibile richiedere l'interpretazione di un'aria a scelta, cantata da Omar Kamata e Anna Bordignon. Le cantanti Masha Salimi e Lisa Sasso hanno invece accompagnato i bresciani nel loro consueto aperitivo. Indescrivibile la folla che si è radunata fuori dal Teatro Grande, per assistere nella sala chiamata Ridotto allo spettacolo ridotto, appunto, ovvero privo dei recitativi ma comprendente tutte le arie, della Traviata verdiana. L'amore per l'Opera si è visto anche da quanti genitori hanno deciso di accompagnare i propri figli non solo a questi spettacoli, ma anche a quello tanto atteso riservato ai più piccoli, ideato per far conoscere loro, in maniera semplice e divertente, alcuni tra i personaggi più cattivi della storia dell'Opera.

Gli spettacoli più impegnativi e attesi sono indubbiamente stati quelli serali. La città è stata divisa in tre zone. Sul palco di Largo Formentone, accanto al palazzo della Loggia, si sono susseguiti concerti in stile pop, jazz e swing, aventi una scaletta basata sulle maggiori arie operistiche. Il palco posto nel cortile del Broletto, ha invece visto l'alternarsi di musicisti impegnati a interpretare arie celebri di Verdi, Donizetti e Leoncavallo, anche con il solo uso di strumenti, creando, per un momento, un'atmosfera rilassante e magica dai suoni soul


La zona più gettonata è stata senz'altro Piazza del Foro, dove un piccolo palco era stato montato per ospitare, principalmente, il concerto di tre tenori e di una soprano, accompagnati da un pianista. La folla, qui, era immensa, difficile trovare un posto a sedere, ma l'entusiasmo di tutti coloro che sono accorsi per la Festa dell'Opera, ha davvero preso il sopravvento quando, intorno alle 22.30, si è cominciato ad allestire l'ultimo spettacolo, quello di chiusura. Per questo, non c'è stato bisogno di montare alcun palco. Cantanti e musicisti si sono posizionati all'interno del Capitolium, l'antico tempio romano che chiude Piazza del Foro. I cantanti Ivan Inverardi, Larissa Wissel, Raffaella Lupinacci e Marco Frusoni, accompagnati dalla Lyricopera Ensemble, hanno chiuso i festeggiamenti con le arie più note del Rigoletto di Verdi, creando un'atmosfera magica, fatta di luci, colori, suoni e, soprattutto, voci che hanno rivelato la grandezza di questa forma di musica e di arte che aspetta solo di essere riconosciuta come patrimonio culturale non solo italiano, ma del mondo intero. 

venerdì 18 settembre 2015

In arrivo la Festa dell'Opera a Brescia

Mancano solo poche ore a uno dei festival più importanti della città di Brescia che, per un giorno, avrà come unica protagonista proprio l’Opera Lirica. Da qualche anno si ripete, più o meno nello stesso periodo, una manifestazione che ha come scopo quello di portare la musica lirica fuori dai teatri per farla scorrere nelle strade, fra i palazzi, nelle fabbriche e negli ospedali, sui mezzi pubblici e nelle stazioni della metropolitana, avvicinandola al vivere quotidiano, conducendo vecchi e nuovi ascoltatori fra note non sempre conosciute. E, come ogni anno, anche questa volta sarà l’occasione per dare il via alla stagione operistica del Teatro Grande di Brescia che aprirà le porte al pubblico il 3 ottobre, alternando sul suo palco opere di Puccini, Mozart, Rossini e Verdi, fino alla prossima primavera.
Il programma, reso pubblico solo settimana scorsa, prevede ogni sorta di spettacolo. “La Festa dell’Opera torna a invadere Brescia e a coinvolgere decine di migliaia di persone. la quarta edizione vedrà la partecipazione di centinaia di artisti e toccherà più di 50 luoghi della città e sarà dedicata al melodramma italiano, celebrando l’Opera quale prodotto di eccellenza nazionale. una festa colta e popolare che per un’intera giornata trasformerà Brescia in un palcoscenico a cielo aperto”. Così recita la descrizione della manifestazione riportata sul programma ufficiale, scaricabile in formato pdf direttamente dal sito del Teatro Grande. Per l’occasione, bar e ristoranti presenteranno eventi estemporanei e offriranno menù e piatti dedicati al tema dell’Opera. 
La Festa dell’Opera prenderà il via alle 6.30 del mattino, aprendosi nell’affascinante cornice del Teatro Romano, il più antico della città, con un concerto eseguito direttamente dai cantanti lirici della Festa dell’Opera, per poi passare a concerti in fabbriche, cooperative sociali, mense e chiese. Anche questa edizione ha dato, inoltre, la possibilità ad alcune famiglie di ospitare a pranzo i cantanti della Festa. Nel pomeriggio la Festa del’Opera si sposterà in periferia con macchine che porteranno la musica ovunque, interventi a sorpresa sui mezzi pubblici e un concerto dedicato ai pazienti del reparto di Oncologia degli Spedali Civili. 
La sera, sarà possibile scegliere come e dove seguire le ultime ore della celebrazione. Il centro storico sarà, infatti, diviso in tre aree: la zona rossa, situata tra via San Faustino e Piazza Loggia, ospiterà una speciale cena su un prato, accompagnata da arie d’opera, anche rivisitate in chiave pop e jazz. La zona avorio, localizzata tra Palazzo Broletto, Piazza del Duomo e lo stesso Teatro Grande, ospiterà tutti coloro che vorranno ascoltare arie celebri di Mozart, Rossini, Donizetti, Verdi e Leoncavallo, oltre a dare la possibilità di assistere, direttamente nel Teatro, alla rappresentazione di un recital operistico con il cast de La Bohème, spettacolo inaugurale della Stagione Operistica 2015. Per finire, ci sarà una zona oro, creata in una delle piazze più antiche della città, Piazza del Foro, con la suggestiva cornice del Tempio e del Teatro Romano. Qui, sarà possibile ascoltare arie di Opere famose, rivisitate da quattro compositori contemporanei: Claudio Bonometti, Annachiara Gedda, Virginia Guastella e Orazio Sciortino. Subito dopo, il pianoforte di Antonio Ballista accompagnerà la magica voce di Lorna Windsor, interpretando “gli ultimi sospiri delle eroine del melodramma”. Nella zona oro, inoltre, si terrà il grand finale della Festa che si spegnerà allo scoccare della mezzanotte sulle notte del Rigoletto verdiano interpretato da Ivan Inverardi, Larissa Wissel, Raffaella Lupinacci, Marco Frusoni e la Lyricopera Ensemble

“Dall’alba alla mezzanotte, lasciati rapire dal fascino dell’Opera”. Questo lo slogan del Festival che, anche quest’anno, ha già attirato turisti da tutta Italia, ansiosi di farsi trasportare da voci surreali e musiche vibranti. 

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martedì 4 agosto 2015

Visitando i Teatri: Brescia


La Facciata del Teatro Grande
Da secoli, andare all’Opera, per i cittadini bresciani, significa assistere ad uno spettacolo dalle comode poltrone del più grande e elegante teatro cittadino: il Teatro Grande.

La stagione operistica, che da quattro anni si apre a settembre con la Festa dell’Opera, in realtà, spalanca le porte agli spettatori nel mese di ottobre per poi chiudersi in primavera. 

Oltre all’Opera Lirica, è possibile assistere a spettacoli teatrali e di danza, rappresentazioni dedicate ai bambini e balletti dei più grandi compositori nazionali e internazionali.


Ideato e progettato dall’architetto Carlo Manfredi, il Teatro Grande ha visto la luce nel 1739, sorgendo sulle ceneri di quello che, un secolo prima, era stato il primo teatro pubblico a Brescia, voluto dall’Accademia degli Erranti. Nel XVII secolo, infatti, con il nascere e lo svilupparsi del melodramma, era nata anche l’esigenza di creare strutture in cui poter mettere in scena tali rappresentazioni. 

La Sala Teatrale
Solo successivamente, nel 1789, vennero aggiunte al Teatro Grande, così chiamato in onore di Napoleone, la facciata con le tre grandi arcate che si insinuano tra i portici di Corso Giuseppe Zanardelli e la monumentale scalinata che conduce all’entrata del teatro. 

L’attuale sala teatrale, invece, venne ideata nei primi anni del 1800 e fu progettata in stile neoclassico da Luigi Canonica. Costruita a forma di ferro di cavallo, presenta cinque ordini di palchi con loggette affrescate e arricchite da stucchi e decorazioni dorate ispirate al più celebre Teatro alla Scala di Milano.


Adiacente al Teatro, vi è una sala, chiamata Ridotto, che rappresenta uno dei più importanti e significativi esempi del rococò bresciano. Costruita fra il 1761 e il 1769, dall’architetto Antonio Marchetti, il suo uso era principalmente rivolto all’ospitare concerti cameristici.

Il Ridotto
Oltre ad affermarsi come il principale teatro cittadino grazie alle esibizioni dei più grandi cantanti d’opera di fama internazionale e alla messa in scena delle piú importanti opere liriche della tradizione italiana, nel 1912 il Teatro Grande venne riconosciuto come monumento nazionale. Nel corso dello stesso secolo, inoltre, la sua importanza tra i teatri nazionali crebbe a tal punto che, negli anni ’70, venne identificato dallo Stato italiano come uno degli allora 23 teatri di tradizione italiani, riconoscendo quindi le funzioni culturali, sociali e formative delle attivitá musicali di queste strutture.

Da circa cinque anni, il teatro è gestito da Fondazione del Teatro Grande di Brescia, i cui obiettivi riguardano la “valorizzazione della tradizione, la contemporaneità, la pluridisciplinarietà e i giovani: l’idea è quella di un teatro aperto che diventi punto di riferimento per la città e per il territorio, dove trovino spazio diverse discipline per diversi pubblici, affinché il teatro sia uno spazio vivo e di confronto.”

Ciò che la Fondazione si propone, non senza un pizzico di ambizione, è rendere il Teatro Grande una struttura di importanza non solo nazionale, ma anche internazionale coniugando la tradizione con la contemporaneità all’interno dei progetti artistici e culturali ideati, promossi e proposti dalla Fondazione stessa.

domenica 2 agosto 2015

Brescia, teatro della Festa dell'Opera






200 anni dopo la nascita di Giuseppe Verdi, a Brescia si è tenuta la seconda edizione della Festa dell’Opera, dedicata, principalmente, proprio al grande compositore italiano.

Visto l’enorme successo avuto l’anno precedente con questa manifestazione che ha portato turisti da tutta Italia e addirittura dall’Estero, la Fondazione del Teatro Grande, in collaborazione con il comune di Brescia e varie associazioni culturali e musicali della cittá, ha deciso di riproporre la Festa dell’Opera anche negli anni successivi. Quest’anno, la data prestabilita è il 19 settembre.


L’obiettivo


L’obiettivo della manifestazione non è altro che quello di fare pubblicitá all’Opera Lirica. In una societá in cui il melodramma viene considerato un genere musicale antico, incomprensibile e ormai superato, la missione è quella di avvicinare all’Opera chi nutre un minimo di curiositá, permettendo a tutti, quindi, di conoscere le arie più famose delle opere che poi, durante la stagione, andranno in scena al Teatro Grande, e anche il dietro le quinte dei vari spettacoli che saranno allestiti. La cittá diventa quindi una sorta di teatro all’aria aperta dove le persone possono sentirsi libere di approfondire la loro conoscenza e informarsi.

Una festa popolare che porta il melodramma nelle strade, nelle piazze, nelle fabbriche, nei luoghi del sociale, nei mercati, nelle case, fuori dai luoghi canonici ad essa tradizionalmente adibiti, a diretto contatto con un nuovo pubblico che si cercherà di coinvolgere attivamente, anche entrando nella sfera del quotidiano e favorendo l’incontro e l’integrazione fra le persone.


Programma


Il programma della quarta edizione della Festa dell’Opera, non ancora disponibile per il download,, prevede anche quest’anno manifestazioni, spettacoli e concerti che si terranno, gratuitamente e per l’intera giornata, in tutta la città, coinvolgendo non solo le piazze vicine al teatro stesso, ma anche il Museo di Santa Giulia e l’area del Tempio Capitolino, le stazioni della metropolitana di via Lamarmora e del quartiere di San Polo, i degenti del reparto di oncologia degli Spedali Civili e gli operai di due differenti fabbriche, il carcere, i vicoli, i supermercati, tutte le zone del vivere quotidiano.

Sará inoltre organizzata una caccia al tesoro su note operistiche che porterá quanti vorranno parteciparvi in giro per le vie di Brescia, tra bellezze storiche e culturali. Molti ristoranti offriranno un menù speciale dedicato alle opere e la musica accompagnerà i bresciani e tutti i visitatori fino alla mezzanotte. Inoltre, sará possibile, per le famiglie bresciane, ospitare a pranzo nelle proprie case i cantanti e i musicisti che saranno coinvolti nella festa.

La speranza è quella che anche questa edizione goda dello stesso successo avuto dalle precedenti e che l’invasione di Brescia da parte dell’Opera serva a far riavvicinare ad un genere che ha contribuito, in larga misura, alla storia della nostra musica e della nostra cultura. 

Nell’attesa dell’uscita del programma ufficiale, è possibile visitare il sito del Teatro Grande di Brescia per avere ulteriori informazioni riguardo alle passate edizioni, alla Fondazione del teatro stesso e alla stagione operistica in programma per questo autunno/inverno.

domenica 19 luglio 2015

Viaggio nell'Opera: Musica e Parole-Parte 2

Per proseguire il nostro viaggio nell’Opera Lirica, continuiamo il discorso relativo a parole e musica

Nell’articolo precedente, abbiamo parlato della necessità o meno di tradurre i libretti nella lingua del pubblico. In anni recenti, molti teatri hanno adottato un sistema pratico per accontentare quanti si schierano dalla parte delle traduzioni: molte strutture sono, infatti, dotate di schermi, vicino al palco o addirittura montanti dietro ai sedili di ciascuna poltrona, sui quali compaiono i testi tradotti.
In relazione a questo tipo di progresso, il critico inglese Rodney Milnes si espresse così: “All’Opera si va per ascoltare e guardare, non per leggere”. Dalle sue parole comprendiamo quale sia l’atteggiamento “vecchio stampo” definito dagli esperti per avvicinare i nuovi all’Opera: prepararsi in anticipo, studiando, prima dello spettacolo, la trama e il testo per poter trarre totale piacere da quell’esperienza musicale.
Questo è, tuttavia, un atteggiamento che, a livello storico, presenta dei limiti. Fino all’Ottocento, infatti, leggere i libretti durante lo spettacolo era considerato normale. Recarsi all’Opera, inoltre, non significava semplicemente seguire la rappresentazione: nelle strutture teatrali si poteva giocare d’azzardo o a scacchi, cenare e, persino, trovare compagnia.
La questione traduzione non è nuova. Quando, nel 1841, a Parigi venne presentato “Il franco cacciatore”, opera di Carl Maria von Weber, scritta originalmente in tedesco e tradotta, per l’occasione, in francese, Richard Wagner, preoccupato che una semplice traduzione non fosse sufficiente perché il pubblico capisse appieno la rappresentazione, decise di scrivere un articolo minuzioso sulla storia, la trama e i personaggi di quell’opera.
Capire le parole, quindi, potrebbe non essere così importante come sembra per godere appieno di un’esperienza d’opera. Coloro che si schierano contro traduzioni e soprattitoli, sostengono addirittura che la comprensione totale del testo, effettuata in tali modi, possa trasformarsi in un fattore controproducente per il coinvolgimento emotivo e l’attenzione mentale prestata dallo spettatore nei confronti della musica e del canto, aspetti così particolari da appartenere strettamente all’ideale operistico.
Un’analisi storica di tale argomentazione, ci porta, però, a considerare come l’atteggiamento del pubblico sia cambiato notevolmente nel corso dei decenni di storia dell’Opera Lirica e a seconda dei periodi.

sabato 4 luglio 2015

Viaggio nell'Opera Lirica: Introduzione



Alla parola “Opera”, si associa spesso un genere musicale il più delle volte considerato d’élite, sia perché percepito come difficile da comprendere, sia per le tariffe dei biglietti che, in alcuni teatri, sono talmente elevate da permettere solo a pochi, abituali spettatori di assistervi. Questo, spesso, dipende dall’elevato costo che la realizzazione di uno spettacolo operistico richiede: cantanti, comparse, maschere, musicisti, scenografi, direttori d’orchestra, in alcuni casi persino un corpo di ballo, a cui è necessario sommare le spese di mantenimento della struttura che ospita lo spettacolo e il lavoro del dietro le quinte realizzato da personale esperto.


Come se non bastasse, nella sua particolarità, l’opera lirica è un tipo di teatro in cui i personaggi cantano. Raramente recitano. Questo aspetto rende il melodramma una forma d’arte non realistica e, anzi, per alcuni, bizzarra. È quindi naturale chiedersi perché ci siano, in tutto il mondo, persone che amano così tanto l’opera lirica da essere disposti dedicare la loro vita a studiare, interpretare e discutere delle sue produzioni.



Nonostante quello che è il pensiero comune, l’opera è una forma d’arte relativamente giovane, con alle spalle circa quattrocento anni di storia. Il suo periodo di massimo splendore si ebbe tra il 1700 e il 1800, eppure, nonostante nell’ultimo secolo la fiorente produzione di opere liriche sia divenuta poco più di un costante rigagnolo che bagna implacabilmente le terre della cultura, i critici sono convinti che il melodramma sia l’unica forma di musica “classica” in grado di conquistare nuovi spettatori, anche tra le ultime generazioni. Nonostante le maggiori creazioni operistiche, quelle più popolari e longeve, siano apparse in un contesto storico e culturale estremamente diverso dal nostro, secondo gli esperti, possono ancora avere presa sul pubblico di oggi, trasmettendo significati validi anche nella nostra società. Per dirla a parole loro, “l’opera può cambiarci: a livello fisico, emotivo e intellettuale”.



In questo percorso, storico e sociale, in cui gireremo attorno all’opera lirica per conoscerla, approfondirla, analizzarla sotto più aspetti, non in qualità di critici o esperti, ma come semplici spettatori e osservatori che sono comunque individui pensanti, cercheremo di capire perché il melodramma possa ancora influire su di noi e perché abbia questo straordinario potere di modificarci così profondamente.